The Lament 1865-66
Dante Gabriel Rossetti 1828-1882
Il ritorno di Tibullo da Delia 1868
I versi riportati sotto il dipinto derivano da una delle elegie di Tibullo, dove, in partenza per la guerra, lui dice di sperare di trovarla in attesa del suo ritorno.
L’immagine mostra l’attuazione di questa speranza. La scena ha luogo in una delle camere da letto attigue all’atrium della casa di Delia. Lei è seduta sul suo giaciglio che ha consacrato a Diana durante l’assenza del suo amato, come mostrano il ramo e la tavoletta votiva sopra la sua testa. Ha ammucchiato tutti i cuscini ai piedi del giaciglio e sta languidamente riposando, dopo avere filato; tiene ancora in mano un fusello, mentre con l’altra porta svogliatamente una ciocca di capelli alle labbra. La lampada è accesa, segnando la fine di uno dei lunghi giorni di attesa, e, prima di addormentarsi, Delia rimane in ascolto del canto dell’anziana donna che suona contemporaneamente su due arpe, come si vede fare qualche volta nell’arte romana. Tibullo è appena arrivato e sta passando con impazienza, ma facendo attenzione, al disopra del ragazzo di colore che dorme sul ciglio della porta a cui fa la guardia.
Tibullo è accompagnato da una negra che lo trattiene mentre entra, in modo che egli possa osservare Delia un momento prima che lei percepisca la sua presenza. Uno specchio di metallo riflette la luce della lampada posta sul lato opposto della stanza, e sui due lati della porta sono dipinte le figure di Amore e Notte.
(William Michael Rossetti, The Complete Works of Dante Gabriel Rossetti, 1911, pp. 605-606)
Dante Gabriel Rossetti 1828-1882
Cassandra
La vicenda precede di poco l’ultima battaglia di Ettore.
Cassandra ha cercato invano di avvertirlo con le sue profezie, e adesso sta addossandosi ad un pilastro e strappandosi i vestiti per la disperazione, perché sa che non riuscirà a trattenere Ettore ancora a lungo.
Lui sta precipitandosi giù dalle scale e sta cercando di farsi sentire attraverso i rumori, mentre dà un ordine ad un ufficiale responsabile dei soldati, i quali nel frattempo attraversano i bastioni e si dirigono verso il campo di battaglia. Uno dei suoi capitani fa cenno ad Ettore di affrettarsi. Dietro di lui si trova Andromaca con suo figlio e una balia che tiene la culla.
Elena sta tranquillamente armando Paride su un divano; dalla sua espressione si può dedurre che la profezia di Cassandra non deve avere risparmiato nemmeno lei. Paride, divertito, le carezza la schiena per calmarla.
Priamo ed Ecuba sono dietro, quest’ultima si copre le orecchie per non sentire l’orrore. Uno dei fratelli sta implorando Cassandra di interrompere i suoi proclami inquietanti.
Lungo i bastioni sono allineate delle macchine pronte a lanciare pietre agli assedianti...
Cassandra ha cercato invano di avvertirlo con le sue profezie, e adesso sta addossandosi ad un pilastro e strappandosi i vestiti per la disperazione, perché sa che non riuscirà a trattenere Ettore ancora a lungo.
Lui sta precipitandosi giù dalle scale e sta cercando di farsi sentire attraverso i rumori, mentre dà un ordine ad un ufficiale responsabile dei soldati, i quali nel frattempo attraversano i bastioni e si dirigono verso il campo di battaglia. Uno dei suoi capitani fa cenno ad Ettore di affrettarsi. Dietro di lui si trova Andromaca con suo figlio e una balia che tiene la culla.
Elena sta tranquillamente armando Paride su un divano; dalla sua espressione si può dedurre che la profezia di Cassandra non deve avere risparmiato nemmeno lei. Paride, divertito, le carezza la schiena per calmarla.
Priamo ed Ecuba sono dietro, quest’ultima si copre le orecchie per non sentire l’orrore. Uno dei fratelli sta implorando Cassandra di interrompere i suoi proclami inquietanti.
Lungo i bastioni sono allineate delle macchine pronte a lanciare pietre agli assedianti...
Dante Gabriel Rossetti 1828-1882
Cassandra
I
REND, rend thine hair, Cassandra: he will go.
Yea, rend thy garments, wring thine hands, and cry
From Troy still towered to the unreddened sky.
See, all but she that bore thee mock thy woe:—
He most whom that fair woman arms, with show
Of wrath on her bent brows; for in this place
This hour thou bad'st all men in Helen's face
The ravished ravishing prize of Death to know.
What eyes, what ears hath sweet Andromache,
Save for her Hector's form and step; as tear
On tear make salt the warm last kiss he gave?
He goes. Cassandra's words beat heavily
Like crows above his crest, and at his ear
Ring hollow in the shield that shall not save.
II
“O HECTOR, gone, gone, gone! O Hector, thee
Two chariots wait, in Troy long bless'd and curs'd;
And Grecian spear and Phrygian sand athirst
Crave from thy veins the blood of victory.
Lo! long upon our hearth the brand had we,
Lit for the roof-tree's ruin: and to-day
The ground-stone quits the wall,—the wind hath way,—
And higher and higher the wings of fire are free.
“O Paris, Paris! O thou burning brand,
Thou beacon of the sea whence Venus rose,
Lighting thy race to shipwreck! Even that hand
Wherewith she took thine apple let her close
Within thy curls at last, and while Troy glows
Lift thee her trophy to the sea and land.”
REND, rend thine hair, Cassandra: he will go.
Yea, rend thy garments, wring thine hands, and cry
From Troy still towered to the unreddened sky.
See, all but she that bore thee mock thy woe:—
He most whom that fair woman arms, with show
Of wrath on her bent brows; for in this place
This hour thou bad'st all men in Helen's face
The ravished ravishing prize of Death to know.
What eyes, what ears hath sweet Andromache,
Save for her Hector's form and step; as tear
On tear make salt the warm last kiss he gave?
He goes. Cassandra's words beat heavily
Like crows above his crest, and at his ear
Ring hollow in the shield that shall not save.
II
“O HECTOR, gone, gone, gone! O Hector, thee
Two chariots wait, in Troy long bless'd and curs'd;
And Grecian spear and Phrygian sand athirst
Crave from thy veins the blood of victory.
Lo! long upon our hearth the brand had we,
Lit for the roof-tree's ruin: and to-day
The ground-stone quits the wall,—the wind hath way,—
And higher and higher the wings of fire are free.
“O Paris, Paris! O thou burning brand,
Thou beacon of the sea whence Venus rose,
Lighting thy race to shipwreck! Even that hand
Wherewith she took thine apple let her close
Within thy curls at last, and while Troy glows
Lift thee her trophy to the sea and land.”
Dante Gabriel Rossetti 1828-1882
Proserpina 1877
Proserpina 1881-82
"Afar away the light that brings cold cheer
Unto this wall, one instant and no more
Admitted at my distant palace-door.
Afar the flowers of Enna from this drear
Dire fruit, which, tasted once, must thrall me here.
Afar those skies from this Tartarean grey
That chills me: and afar, how far away,
The nights that shall be from the days that were.
Afar from mine own self I seem, and wing
Strange ways in thought, and listen for a sign;
And still some heart unto some soul doth pine,
(Whose sounds mine inner sense is faith to bring,
Continually together murmuring,)-
"Woe's me for thee, unhappy Proserpine!"
Unto this wall, one instant and no more
Admitted at my distant palace-door.
Afar the flowers of Enna from this drear
Dire fruit, which, tasted once, must thrall me here.
Afar those skies from this Tartarean grey
That chills me: and afar, how far away,
The nights that shall be from the days that were.
Afar from mine own self I seem, and wing
Strange ways in thought, and listen for a sign;
And still some heart unto some soul doth pine,
(Whose sounds mine inner sense is faith to bring,
Continually together murmuring,)-
"Woe's me for thee, unhappy Proserpine!"
Lungi è la luce che in sù questo muro
Rifrange appena, un breve istante scorta
Del rio palazzo alla soprana porta.
Lungi quei fiori d'Enna, O lido oscuro,
Dal frutto tuo fatal che ormai m'è duro.
Lungi quel ciel dal tartareo manto
Che quì mi cuopre: e lungi ahi lungi ahi quanto
Le notti che saràn dai dì che furo.
Lungi da me mi sento; e ognor sognando,
Cerco e ricerco, e resto ascoltatrice;
E qualche cuore a qualche anima dice,
(Di cui mi giunge il suono da quando in quando,
Continuamente insieme sospirando,)-
"Oimè per te, Proserpina infelice!"
Rifrange appena, un breve istante scorta
Del rio palazzo alla soprana porta.
Lungi quei fiori d'Enna, O lido oscuro,
Dal frutto tuo fatal che ormai m'è duro.
Lungi quel ciel dal tartareo manto
Che quì mi cuopre: e lungi ahi lungi ahi quanto
Le notti che saràn dai dì che furo.
Lungi da me mi sento; e ognor sognando,
Cerco e ricerco, e resto ascoltatrice;
E qualche cuore a qualche anima dice,
(Di cui mi giunge il suono da quando in quando,
Continuamente insieme sospirando,)-
"Oimè per te, Proserpina infelice!"
Alexandre Cabanel 1823-89
Morte di Paolo e Francesca 1870
«Amor, ch'al cor gentil ratto s'apprende
prese costui de la bella persona
che mi fu tolta; e 'l modo ancor m'offende.
Amor, ch'a nullo amato amar perdona,
mi prese del costui piacer sì forte,
che, come vedi, ancor non m'abbandona.
Amor condusse noi ad una morte:
Caina attende chi a vita ci spense».
Queste parole da lor ci fuor porte.
Quand'io intesi quell'anime offense,
china' il viso e tanto il tenni basso,
fin che 'l poeta mi disse: «Che pense?».
Quando rispuosi, cominciai: «Oh lasso,
quanti dolci pensier, quanto disio
menò costoro al doloroso passo!».
Poi mi rivolsi a loro e parla' io,
e cominciai: «Francesca, i tuoi martìri
a lagrimar mi fanno tristo e pio.
Ma dimmi: al tempo d'i dolci sospiri,
a che e come concedette Amore
che conosceste i dubbiosi disiri?».
E quella a me: «Nessun maggior dolore
che ricordarsi del tempo felice
ne la miseria; e ciò sa 'l tuo dottore.
Ma s'a conoscer la prima radice
del nostro amor tu hai cotanto affetto,
dirò come colui che piange e dice.
Noi leggiavamo un giorno per diletto
di Lancialotto come amor lo strinse;
soli eravamo e sanza alcun sospetto.
Per più fiate li occhi ci sospinse
quella lettura, e scolorocci il viso;
ma solo un punto fu quel che ci vinse.
Quando leggemmo il disiato riso
esser basciato da cotanto amante,
questi, che mai da me non fia diviso,
la bocca mi basciò tutto tremante.
Galeotto fu 'l libro e chi lo scrisse:
quel giorno più non vi leggemmo avante».
(Dante Alighieri - Inferno, canto V)
«Amor, ch'al cor gentil ratto s'apprende
prese costui de la bella persona
che mi fu tolta; e 'l modo ancor m'offende.
Amor, ch'a nullo amato amar perdona,
mi prese del costui piacer sì forte,
che, come vedi, ancor non m'abbandona.
Amor condusse noi ad una morte:
Caina attende chi a vita ci spense».
Queste parole da lor ci fuor porte.
Quand'io intesi quell'anime offense,
china' il viso e tanto il tenni basso,
fin che 'l poeta mi disse: «Che pense?».
Quando rispuosi, cominciai: «Oh lasso,
quanti dolci pensier, quanto disio
menò costoro al doloroso passo!».
Poi mi rivolsi a loro e parla' io,
e cominciai: «Francesca, i tuoi martìri
a lagrimar mi fanno tristo e pio.
Ma dimmi: al tempo d'i dolci sospiri,
a che e come concedette Amore
che conosceste i dubbiosi disiri?».
E quella a me: «Nessun maggior dolore
che ricordarsi del tempo felice
ne la miseria; e ciò sa 'l tuo dottore.
Ma s'a conoscer la prima radice
del nostro amor tu hai cotanto affetto,
dirò come colui che piange e dice.
Noi leggiavamo un giorno per diletto
di Lancialotto come amor lo strinse;
soli eravamo e sanza alcun sospetto.
Per più fiate li occhi ci sospinse
quella lettura, e scolorocci il viso;
ma solo un punto fu quel che ci vinse.
Quando leggemmo il disiato riso
esser basciato da cotanto amante,
questi, che mai da me non fia diviso,
la bocca mi basciò tutto tremante.
Galeotto fu 'l libro e chi lo scrisse:
quel giorno più non vi leggemmo avante».
(Dante Alighieri - Inferno, canto V)
Charles August Mengin 1853-1933
Sappho1877
Eros mi ha squassato la mente
come il vento del monte si scaglia sulle querce
(Saffo fr. 47)
Eros mi ha squassato la mente
come il vento del monte si scaglia sulle querce
(Saffo fr. 47)
Elihu Vedder 1836-1923
La coppa della Morte 1885
So when that Angel of the darker Drink
At last shall find you by the river-brink,
And, offering his Cup, invite your Soul
Forth to your Lips to quaff-you shall not shrink.
Così quando quell'Angelo dell'atra pozione
ti troverà infine sulla riva del fiume
e, offrendo la sua Coppa, inviterà la tua Anima
a bere senza limiti - tu accetterai.
Omar Kayyam - Rubaiyat, quartina 43 (versione postuma 1889 di Edward FitzGerald)
da "Illustration for Rubáiyát of Omar Khayyám" 1883-84
Dante Gabriel Rossetti 1828-1882
Beata Beatrix 1864-70 Beata Beatrix 1877-82
"Un importante, bellissimo dipinto di una figura femminile che è il capolavoro dell'opera geniale, il ritratto della moglie del Rossetti sul punto di morire".
Vittorio Sgarbi
Nella versione 1864-70 Beatrice-Elizabeth è seduta in un atteggiamento di estasi con la bocca socchiusa che lascia intravedere il candore dei denti avendo sullo sfondo Firenze deserta nella quale, in una luce tenue e dorata, si stagliano il Ponte Vecchio ed il Duomo.
In secondo piano sulla sinistra vi è una figura aureolata, Amore "nelle cui mani - scrisse Rossetti - la vita che sta sfuggendo trema come una fiamma" - e sulla destra vi è Dante che guarda, a sua volta, verso Amore, mentre la meridiana la cui ombra cade sul nove, "numero che Dante - scrisse ancora Rossetti - collega misticamente in vari modi a lei e alla sua morte" simboleggia il trascorrere del tempo.
La colomba è di colore rosso, con duplice ambigua allusione sia allo Spirito Santo (ha il capo cinto da un'aureola) che all'Amore.
Essa reca nel becco un fiore di papavero - fiore della passione ma anche fiore da cui deriva il veleno che dà la morte - che deposita dolcemente nelle mani di Beatrice-Elizabeth a ricordarci che Elizabeth Siddal morì in seguito all'ingestione di una forte dose di laudano.
La colomba è di colore rosso, con duplice ambigua allusione sia allo Spirito Santo (ha il capo cinto da un'aureola) che all'Amore.
Essa reca nel becco un fiore di papavero - fiore della passione ma anche fiore da cui deriva il veleno che dà la morte - che deposita dolcemente nelle mani di Beatrice-Elizabeth a ricordarci che Elizabeth Siddal morì in seguito all'ingestione di una forte dose di laudano.
Nella versione 1877-82 i colori sono diventati tenui, lattescenti e sembrano quasi estranei al mondo materiale, Amore non è più riconoscibile nella figura a sinistra, peraltro non più fornita di aureola, accanto alla quale compare adesso una croce quasi a sottolineare il passaggio, in questa seconda versione, da una visione estetica non scevra di elementi paganeggianti ad una spiritualità cristiana. Questa impressione è ulteriormente avvalorata dal fatto che la colomba, pur non avendo più l'aureola, è diventata bianca - mentre il papavero è qui di colore rosso - quasi che il fuoco rosso dell'Amore abbia ceduto il passo alla candida purezza dello Spirito.
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Venite a 'ntender li sospiri miei,
oi cor gentili, chè pietà 'l disia:
li quai disconsolati vanno via,
e s'e' non fosser, di dolor morrei;però che gli occhi mi sarebber rei,
molte fiate più ch'io non vorria,
lasso! di pianger sì la donna mia,
che sfogasser lo cor, piangendo lei.
Voi udirete lor chiamar sovente
la mia donna gentil, che si n'è gita
al secol degno de la sua vertute;
e dispregiar talora questa vita
in persona de l'anima dolente
abbandonata de la sua salute.
oi cor gentili, chè pietà 'l disia:
li quai disconsolati vanno via,
e s'e' non fosser, di dolor morrei;però che gli occhi mi sarebber rei,
molte fiate più ch'io non vorria,
lasso! di pianger sì la donna mia,
che sfogasser lo cor, piangendo lei.
Voi udirete lor chiamar sovente
la mia donna gentil, che si n'è gita
al secol degno de la sua vertute;
e dispregiar talora questa vita
in persona de l'anima dolente
abbandonata de la sua salute.
Dante Alighieri - Vita Nova XXXIII
TEMI: "il Vampiro" - Philips Burne-Jones 1861-1926 / Rudyard Kipling 1865-1936 The Vampire
Burne-Jones, Philips 1861-1926
The Vampire 1897
Rudyard Kipling 1865-1936
The Vampire
Oh te years we waste and the tears we waste
And the work of our head and hand,
Belong to the woman who did not know
(And now we know that she never could know)
And did not understand.
TRADUZIONE
Oh gli anni e le lacrime che sciupiamo
Ed il lavoro della mente e della mano,
Appartengono alla donna che non poteva sapere
(E ora sappiamo che non saprà mai)
E non comprendeva.
Giulio Romano 1499-1546 / Edward Burne-Jones 1833-98 / Frank Cadogan Cowper 1877-1958
Giulio Romano 1499-1546
Isabella d'Este
Edward Burne-Jones 1833-98 Frank Cadogan Cowper 1877-1958
Sidonia von Bork 1860 Vanity 1907
Gustave Moreau 1826-98
Orphée 1864 Jeune fille thrace
portant la tête d'Orphée 1865
Per primo generò la lira
Orfeo dalla variegata musica
figlio di Calliope, nella Pièria.
(Timoteo, Persiani 234-236)
INFLUENZE: Percy Bysshe Shelley 1792-1822
Adonai
..........................................
..........................................
XLIX
Go thou to Rome,--at once the Paradise,
The grave, the city, and the wilderness;
And where its wrecks like shattered mountains rise,
And flowering weeds, and fragrant copses dress
The bones of Desolation's nakedness
Pass, till the spirit of the spot shall lead
Thy footsteps to a slope of green access
Where, like an infant's smile, over the dead
A light of laughing flowers along the grass is spread;
The grave, the city, and the wilderness;
And where its wrecks like shattered mountains rise,
And flowering weeds, and fragrant copses dress
The bones of Desolation's nakedness
Pass, till the spirit of the spot shall lead
Thy footsteps to a slope of green access
Where, like an infant's smile, over the dead
A light of laughing flowers along the grass is spread;
L
And gray walls moulder round, on which dull Time
Feeds, like slow fire upon a hoary brand;
And one keen pyramid with wedge sublime,
Pavilioning the dust of him who planned
This refuge for his memory, doth stand
Like flame transformed to marble; and beneath,
A field is spread, on which a newer band
Have pitched in Heaven's smile their camp of death,
Welcoming him we lose with scarce extinguished breath.
Feeds, like slow fire upon a hoary brand;
And one keen pyramid with wedge sublime,
Pavilioning the dust of him who planned
This refuge for his memory, doth stand
Like flame transformed to marble; and beneath,
A field is spread, on which a newer band
Have pitched in Heaven's smile their camp of death,
Welcoming him we lose with scarce extinguished breath.
LI
Here pause: these graves are all too young as yet
To have outgrown the sorrow which consigned
Its charge to each; and if the seal is set,
Here, on one fountain of a mourning mind,
Break it not thou! too surely shalt thou find
Thine own well full, if thou returnest home,
Of tears and gall. From the world's bitter wind
Seek shelter in the shadow of the tomb.
What Adonais is, why fear we to become?
To have outgrown the sorrow which consigned
Its charge to each; and if the seal is set,
Here, on one fountain of a mourning mind,
Break it not thou! too surely shalt thou find
Thine own well full, if thou returnest home,
Of tears and gall. From the world's bitter wind
Seek shelter in the shadow of the tomb.
What Adonais is, why fear we to become?
LII
The One remains, the many change and pass;
Heaven's light forever shines, Earth's shadows fly;
Life, like a dome of many-coloured glass,
Stains the white radiance of Eternity,
Until Death tramples it to fragments.--Die,
If thou wouldst be with that which thou dost seek!
Follow where all is fled!--Rome's azure sky,
Flowers, ruins, statues, music, words, are weak
The glory they transfuse with fitting truth to speak.
Heaven's light forever shines, Earth's shadows fly;
Life, like a dome of many-coloured glass,
Stains the white radiance of Eternity,
Until Death tramples it to fragments.--Die,
If thou wouldst be with that which thou dost seek!
Follow where all is fled!--Rome's azure sky,
Flowers, ruins, statues, music, words, are weak
The glory they transfuse with fitting truth to speak.
LIII
Why linger, why turn back, why shrink, my Heart?
Thy hopes are gone before: from all things here
They have departed; thou shouldst now depart!
A light is passed from the revolving year,
And man, and woman; and what still is dear
Attracts to crush, repels to make thee wither.
The soft sky smiles,--the low wind whispers near:
'Tis Adonais calls! oh, hasten thither,
No more let Life divide what Death can join together.
Thy hopes are gone before: from all things here
They have departed; thou shouldst now depart!
A light is passed from the revolving year,
And man, and woman; and what still is dear
Attracts to crush, repels to make thee wither.
The soft sky smiles,--the low wind whispers near:
'Tis Adonais calls! oh, hasten thither,
No more let Life divide what Death can join together.
LIV
That Light whose smile kindles the Universe,
That Beauty in which all things work and move,
That Benediction which the eclipsing Curse
Of birth can quench not, that sustaining Love
Which through the web of being blindly wove
By man and beast and earth and air and sea,
Burns bright or dim, as each are mirrors of
The fire for which all thirst; now beams on me,
Consuming the last clouds of cold mortality.
That Beauty in which all things work and move,
That Benediction which the eclipsing Curse
Of birth can quench not, that sustaining Love
Which through the web of being blindly wove
By man and beast and earth and air and sea,
Burns bright or dim, as each are mirrors of
The fire for which all thirst; now beams on me,
Consuming the last clouds of cold mortality.
LV
The breath whose might I have invoked in song
Descends on me; my spirit's bark is driven,
Far from the shore, far from the trembling throng
Whose sails were never to the tempest given;
The massy earth and sphered skies are riven!
I am borne darkly, fearfully, afar;
Whilst, burning through the inmost veil of Heaven,
The soul of Adonais, like a star,
Beacons from the abode where the Eternal are.
Descends on me; my spirit's bark is driven,
Far from the shore, far from the trembling throng
Whose sails were never to the tempest given;
The massy earth and sphered skies are riven!
I am borne darkly, fearfully, afar;
Whilst, burning through the inmost veil of Heaven,
The soul of Adonais, like a star,
Beacons from the abode where the Eternal are.
TRADUZIONE
XLIX
Su, vai a Roma, -- che è insieme il Paradiso, la tomba,
e la città e il deserto; e passa dove le rovine s’ergono
come montagne frantumate, e le gramigne
fiorenti e le piccole selve profumate
vestono l’ossa nude della Desolazione,
finché lo spirito del luogo guiderà i tuoi passi
a un declivio il cui accesso è verdeggiante,
dove come il sorriso di un bambino
fra l’erba sopra i morti si distende
una luce di fiori sorridenti; e mura grigie
e la città e il deserto; e passa dove le rovine s’ergono
come montagne frantumate, e le gramigne
fiorenti e le piccole selve profumate
vestono l’ossa nude della Desolazione,
finché lo spirito del luogo guiderà i tuoi passi
a un declivio il cui accesso è verdeggiante,
dove come il sorriso di un bambino
fra l’erba sopra i morti si distende
una luce di fiori sorridenti; e mura grigie
L
vi si sfanno attorno – le smangia il Tempo ottuso
simile a un fuoco lento sopra un vecchio ramo;
e una sublime piramide aguzza si leva
come una fiamma trasformata in marmo
quasi creando un padiglione alla polvere
di chi la disegnò come rifugio della sua memoria;
e sotto s’apre un campo dove una nuova schiera ha posto
nel sorriso dei Cieli il suo campo di morte, e accoglie
colui che perdiamo con un respiro che s’è da poco spento.
simile a un fuoco lento sopra un vecchio ramo;
e una sublime piramide aguzza si leva
come una fiamma trasformata in marmo
quasi creando un padiglione alla polvere
di chi la disegnò come rifugio della sua memoria;
e sotto s’apre un campo dove una nuova schiera ha posto
nel sorriso dei Cieli il suo campo di morte, e accoglie
colui che perdiamo con un respiro che s’è da poco spento.
LI
Férmati qui: queste tombe
sono ancora troppo giovani per essere
cresciute al di là del dolore che consegnò a ciascuna
il fardello dovuto; e se anche il sigillo è stato posto
qui sulla fonte di un unico spirito in lacrime,
non lo spezzare tu! ché certamente
se torni a casa anche tu troverai la tua fonte ricolma
di lacrime a di fiele. Dal vento amaro del mondo ricerca
un rifugio nell’ombra del sepolcro. Perché dovremmo temere
di diventare quello che Adonais è già?
sono ancora troppo giovani per essere
cresciute al di là del dolore che consegnò a ciascuna
il fardello dovuto; e se anche il sigillo è stato posto
qui sulla fonte di un unico spirito in lacrime,
non lo spezzare tu! ché certamente
se torni a casa anche tu troverai la tua fonte ricolma
di lacrime a di fiele. Dal vento amaro del mondo ricerca
un rifugio nell’ombra del sepolcro. Perché dovremmo temere
di diventare quello che Adonais è già?
LII
L’Uno rimane, i molti mutano e passano;
la luce del Cielo risplende eternamente,
ma l’ombre della Terra sempre fuggono; la Vita
macchia il bianco splendore dell’Eternità come una cupola
di vetro dai moti colori, finché non vi passa la Morte
e la frantuma. – Muori se vuoi unirti
a ciò che stai cercando! Segui anche tu le cose che sono
già fuggite! Il cielo azzurro di Roma, i fiori, le rovine,
le parole e le statue e la musica, sono
fragili troppo per dire con parole esatte
la gloria che trasfondono. Perché, dunque, indugiare?
la luce del Cielo risplende eternamente,
ma l’ombre della Terra sempre fuggono; la Vita
macchia il bianco splendore dell’Eternità come una cupola
di vetro dai moti colori, finché non vi passa la Morte
e la frantuma. – Muori se vuoi unirti
a ciò che stai cercando! Segui anche tu le cose che sono
già fuggite! Il cielo azzurro di Roma, i fiori, le rovine,
le parole e le statue e la musica, sono
fragili troppo per dire con parole esatte
la gloria che trasfondono. Perché, dunque, indugiare?
LIII
Perché volgersi indietro, perché appartarsi, o Cuore?
Le tue speranze sono corse avanti, si sono già staccate
da tutte queste cose; ora anche tu dovresti!
Dall’anno che si volge, dall’uomo e dalla donna
s’è già staccata una luce; e le cose che ancora sono care
attraggono soltanto per schiacciare, respingono
per disseccare il tuo spirito. Il cielo sorride
soavemente, -- il vento lieve ti mormora accanto:
ed è Adonais che chiama! Oh, affrettati, impedisci
che la vita separi ciò che la morte unisce.
Le tue speranze sono corse avanti, si sono già staccate
da tutte queste cose; ora anche tu dovresti!
Dall’anno che si volge, dall’uomo e dalla donna
s’è già staccata una luce; e le cose che ancora sono care
attraggono soltanto per schiacciare, respingono
per disseccare il tuo spirito. Il cielo sorride
soavemente, -- il vento lieve ti mormora accanto:
ed è Adonais che chiama! Oh, affrettati, impedisci
che la vita separi ciò che la morte unisce.
LIV
Quella luce che accende l’Universo
col suo sorriso, quella Bellezza in cui tutte le cose
operano e si muovono, quella Benedizione
che la Maledizione eclissante della nascita
non potrà mai soffocare, quell’Amore
che sostiene e attraverso la tela dell’essere
intessuta alla cieca dall’uomo e dalla bestia,
dalla terra dall’aria e dal mare arde splendido o fioco
secondo che ognuno rispecchi la fiamma
di cui sono assetati, ora su di me irraggia
consumando le ultime nubi della mortalità più fredda.
col suo sorriso, quella Bellezza in cui tutte le cose
operano e si muovono, quella Benedizione
che la Maledizione eclissante della nascita
non potrà mai soffocare, quell’Amore
che sostiene e attraverso la tela dell’essere
intessuta alla cieca dall’uomo e dalla bestia,
dalla terra dall’aria e dal mare arde splendido o fioco
secondo che ognuno rispecchi la fiamma
di cui sono assetati, ora su di me irraggia
consumando le ultime nubi della mortalità più fredda.
LV
Discende su di me quel soffio il cui potere
ho invocato nel canto; la nave del mio spirito
è spinta ormai lontano dalla riva, lontano
dalla turba tremante le cui vele mai
furono offerte alla tempesta; la solida terra
e la sfera del cielo si sono spaccate!
E io sono sospinto oscuramente, paurosamente lontano;
mentre bruciando al pari di una stella
nel più intimo velo dei Cieli, l’anima d’Adonais rifulge
dalla dimora in cui stanno gli Eterni.
ho invocato nel canto; la nave del mio spirito
è spinta ormai lontano dalla riva, lontano
dalla turba tremante le cui vele mai
furono offerte alla tempesta; la solida terra
e la sfera del cielo si sono spaccate!
E io sono sospinto oscuramente, paurosamente lontano;
mentre bruciando al pari di una stella
nel più intimo velo dei Cieli, l’anima d’Adonais rifulge
dalla dimora in cui stanno gli Eterni.
Louis Edouard Fournier 1857-1917
Il funerale di Shelley 1889
Walter Crane 1845-1915 William Bell Scott 1811-1890
Tomba di Shelley 1872 Tomba di Shelley
nel nuovo cimitero protestante di Roma 1873
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